Era inevitabile che prima o poi qualche invasato, se la prendesse perfino con la Croce Rossa. Così, una frase idiomatica logorata dall’uso – «Non sparate sulla Croce Rossa!» – si è trasformata nell’urlo esausto di chi è costretto a registrare l’ennesimo picco di violenza verbale. I fatti: nei giorni scorsi la Croce Rossa di Macerata, insieme ad altre associazioni, ha reso nota la decisione di non partecipare a un bando per l’accoglienza dei richiedenti asilo.

Il motivo? Le restrizioni introdotte dal decreto “sicurezza”, che impediscono di operare per una integrazione dignitosa dei migranti.

È bastata questa dichiarazione per innescare un fuoco incrociato di accuse e sberleffi, che nei social si è spinto fino alle offese personali e all’accusa, rivolta ai responsabili, di intascare mazzette: «Finita la mangiatoia», «Integrazione, casa, corsi di lingua. E agli italiani qualcuno regala queste cose?», «Ciaone immigrato!», «È proprio una Croce Rossa, molto Rossa»…

“Macerata mon amour”, febbraio 2019

Chi sta manovrando questo livore? C’era una volta la lotta alla casta. Era il tempo in cui (ricordate?) tutti i politici erano corrotti, e i partiti erano assimilati ad associazioni a delinquere. Da un po’ di tempo il panorama è radicalmente mutato: prima ai politici prezzolati si contrapponeva il mondo del volontariato, ammirato per il suo impegno senza tornaconto. Ora invece i nuovi potenti hanno scatenato una campagna di odio contro le associazioni che si occupano di migranti, accusate di tradire gli interessi degli italiani. Amano, i politici al potere, presentarsi come paladini di un popolo assediato: uomini di lotta e di governo, usano toni da agitatori anti–sistema senza curarsi del fatto che “il sistema”, in questo momento, è rappresentato proprio da loro.

Dalla Home Page de “Il Populista”

“Il Populista” (testata on–line erede della “Padania”) continua a suggerire: “Libera la bestia che c’è in te! Sii audace, istintivo e fuori controllo.” Libera la bestia: dice proprio così. Già, ma una bestia liberata e fuori controllo – dovremmo chiederci – a chi può tornare utile? Forse all’uomo forte di turno che volesse dimostrare di poterla ammansire…

Da qualche giorno, e con molta chiarezza, “Avvenire” sta denunciando questo clima irrespirabile. La guerra alla solidarietà – ha scritto il direttore Marco Tarquinio – è combattuta proprio nel momento in cui, attraverso misure come il reddito di cittadinanza, il governo sta cercando di raggiungere le fasce più deboli della popolazione. Ma forse non proprio tutte. Ecco il punto: la frattura sociale non si colloca più tra ricchi benestanti e poveri, ma tra penultimi ed ultimi, e le forze politiche non hanno saputo indicare la strada per sanare questa frattura inedita. Chi non ha soluzioni da offrire cerca consenso enfatizzando i dissidi, e getta discredito nei confronti di chi testimonia, con il proprio operato, che l’unica prospettiva percorribile è quella di una prossimità inclusiva che non emargina nessuno.

«L’Agorà del Duemila si è trasformata in un sistema di denigrazione sistematica dove agiscono sopratutto i portatori di odio» – ha detto nei giorni scorsi Enrico Mentana, ospite di “Macerata racconta” – «Di fronte a tanta aggressività la gente civile lascia stare. E invece abbiamo un’unica alternativa: combattere. Lasciando la piazza in mano agli arroganti passa il messaggio che loro hanno ragione». È proprio così: non possiamo restare in silenzio.

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