Un anno in Dad: maledetto, benedetto schermo

di Laura Crucianelli

Si accendono le luci su un nuovo giorno della Dad. Risveglio all’ultimo minuto, caffè, felpa sopra il pigiama, password, link, accedi. Come ogni consesso umano che si rispetti, anche il popolo della didattica a distanza ha trovato, col tempo, i suoi riti e questo è l’iter seguito, con poche varianti, da ragazzi e adolescenti dell’Italia ai tempi della pandemia.

Per i professori no, le cose sono un po’ diverse. Di solito si svegliano prima, preparano la colazione, mettono sui fornelli il sugo per il pranzo, riguardano il materiale per la lezione, si accertano che la connessione funzioni, consapevoli – i piĂą – della lotta impari che dovranno sostenere con la tecnologia che nasconde insidie nei luoghi e nei momenti piĂą impensati. Qualcuno non rinuncia a mettere il profumo. Io le scarpe. Ho la fissa delle scarpe. Mi pare che in ciabatte nessun discorso letterario possa godere di una qualche credibilitĂ . Forse mi sbaglio, forse sarebbe addirittura piĂą poetico, ma io ho bisogno di sentirmi qualcosa di solido sotto i piedi per non vacillare, in ogni caso.

Un filo di trucco. Bene. Si va in onda. Gattini, gattini, gattini. Winx, calciatori, personaggi della serie Peaky Blinders. Lo schermo si presenta così, pieno di avatar dei loro alter ego. Si potrebbe fare uno studio sociologico – dicevamo con i colleghi – sulle scelte di questi personaggi, distribuiti in modo disomogeneo, a seconda delle provenienze, dei gusti, delle fasce d’etĂ . Qualcuno, spavaldo – di solito i ragazzi, piĂą raramente le ragazze – ci mette subito la sua faccia. Per il resto, seguono due minuti di “Accendete le telecamere!”.

Lo schermo popolato di avatar

Tutto sembra pronto, ah, no… chi manca? Come? Giustozzi ha problemi di linea stamattina? Sì, va bene, aspetto ancora qualche minuto prima di mettere l’assenza. Che? Non fa niente, Moretti, se tua madre è entrata nella tua stanza avrà i suoi legittimi motivi, del resto è la scuola che vi è piombata in casa, come voi vi siete riversati nel mio studiolo provvisorio, allestito nella stanza dove c’è più connessione. Sì, Giulia, puoi andare ad aprire la porta al gatto… oh, carino!, sì può stare sopra la scrivania a patto che segua con attenzione.

Così, tra preamboli, richiami, disconnessioni, imprevisti e qualche battuta scorre la mattinata in quello che per qualcuno è diventato un meccanismo naturale e, tutto sommato, coi suoi vantaggi, per qualcun altro un’avvilente routine. Non parlo solo degli alunni. Passato il momento di sconcerto iniziale, un anno fa, nel quale ciascun insegnante si è trovato a reinventare le forme della sua disciplina, qualcuno ha dimostrato di saper reggere meglio l’urto dell’impersonalità dello schermo, qualcun altro ha accusato un’ insofferenza via via maggiore prossima al rifiuto.

Non ci sono né meriti né colpe particolari in tutto questo: c’è di mezzo l’indole, la situazione contingente di ognuno, il contesto più o meno motivante in cui ci si trova a lavorare. Poi, parliamoci chiaro, anche qui ci sono figli e figliastri: io per esempio, mi rendo conto di essere (essere stata? è un’esperienza che va coniugata al passato o bisogna restare in un presente storico?) una privilegiata, perché i miei alunni hanno sempre mostrato una determinazione e un impegno encomiabili. Anche se, ne sono consapevole, non si sono potuti esimere dal copia-incolla servito su un piatto d’argento dal collegamento in rete permanente. Ma, anche in questo caso, per chi vuole, si presenta l’occasione per imparare: che, se è facilissimo per gli studenti trovare informazioni in rete, lo è altrettanto per gli insegnanti; che se qualcuno ha formulato un pensiero in maniera impeccabile, non è detto che dobbiamo farne una bruta parafrasi, possiamo anche prenderle, quelle parole, purché usiamo loro la gentilezza delle virgolette.

la professoressa Laura Crucianelli

Nessuno pensava di dover affrontare questa situazione, nessuno la preferisce alla scuola “vera”, tutti abbiamo desiderio di relazioni in carne, banchi ed ossa, eppure la vita si dĂ  come si dĂ , a noi vagliare tutto il bene che possiamo trarne. – Prof, io se sto da sola non mi blocco con le parole… – mi dice con una confidenza inaspettata un’alunna timidissima e con qualche difficoltĂ  di pronuncia. Inghiotto le lacrime, vorrei abbracciarla. Maledetto e benedetto schermo.

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