«E tutto iniziò a tremare», presentato a Macerata il nuovo libro di David Miliozzi

Un 25 giugno caldo. In piazza della Libertà si è parlato di vita.
Davanti ad un folto pubblico la presentazione del libro di David Miliozzi “E tutto iniziò a tremare”. Madrina della serata la dottoressa Garbati, relatrice Lorella Bonotti vice Presidente dell’Associazione Appassionata e grande lettrice.

Serata piacevole intervallata dalla lettura di brani del libro con sottolineature sulla scrittura e sui temi trattati: dal terremoto che irrompe nel nostro territorio, al terremoto emotivo della nascita di un figlio, dal rapporto con la disabilità, ai suoni e i rumori della città. Un libro dove le pagine scorrono via in questa storia che parla di vita, d’amore, di disabilità, di speranza e di sofferenza. “ La nascita, scrive David, come la cosa più vicina a Dio”. È un canto verso la bellezza della vita, sull’amore.

Garbati, Riccioni e Miliozzi

È la vicenda intima e corale di un uomo che diventa padre con la paura del terremoto e della nascita di cui sente la responsabilità. Il libro apre lo spazio a riflessioni anche sociologiche e richiama a un testo di grande attualità di Alexander Mitscherlich “Verso una società senza padre” l’autore fa i conti con la storia del Novecento della Germania e dell’Europa. Negli anni Settanta aveva già coscienza del rischio che insieme alla giusta reazione a modelli politici di paternalismo autoritario si rendesse evidente la realtà di un’infanzia senza padri, di una gioventù priva di un modello paterno non autoritario ma autorevole. Evidenzia una società con una totale svalutazione del padre, nessun investimento o carica affettiva e mette in guardia da quel “ essere come un fratello”. Dirà il sociologo che “la nostra società, oggi in preda ad una crisi di autorità tende a sopprimere la figura paterna piuttosto che a modificarne l’immagine e il ruolo.”

Nel libro di Miliozzi fin da subito invece si ha chiaro che non si nasce genitori ma si diventa, iniziando proprio con il cammino dei nove mesi di gravidanza, si diventa genitori passo dopo passo, non ci sono ricette magiche. Ci ricorda Bollea che tutto gira intorno a tre principi fondamentali: l’amore, l’ esempio e l’ascolto.

L’ambiente familiare è il punto d’inizio di ogni gruppo, società o nazione. Prima ancora della scuola si getta il seme per crescere liberi ma forti e responsabili davanti alle intemperie. Se si sbaglia il messaggio, se non si danno esempi, se non si ha tempo per stare con loro. per capirli, per supportarli con regole chiare si andrà verso la loro futura infelicità. Ecco il viaggio di “Tutto iniziò a tremare” ci dice che bisogna essere consapevoli del compito arduo di genitore. Il protagonista del romanzo si guarda dentro e scopre il mondo delle emozioni inaspettate anche con uno sguardo alla propria storia. Secondo Bollea le madri sono facilitate in questo tanto da scrivere un libro dal titolo efficace “Le madri non sbagliano mai” o quasi, e indicherà la strada da percorrere:

1. Dategli meno. hanno troppo, non c’è dubbio. il consumismo fa scomparire il desiderio e apre le porte alla noia.
2. Quella che conta è l’intensità, non la quantità di tempo passato con i bambini. i primi venti minuti del rientro a casa dal lavoro sono fondamentali. devono essere dedicati al colloquio e alle coccole. e non certo a chiedere dei compiti o dei risultati.
3. I giochi più educativi sono quelli che passano attraverso la fantasia della madre e le mani creative del padre.
4. Dai tre ai cinque anni è bene avviare i bimbi ai lavoretti a casa, assieme ai genitori. È utile che sappiano stirare con un piccolo ferro o attaccare un bottone.
5. Lo Sport prima di tutto deve essere lei/lui a desiderarlo. meglio se lo fa in gruppo, facendo capire che agonismo significa emergere con fatica e non diventare campioni.
6. Va incoraggiata la cultura artistica abituandoli al bello. Teatro, musica, arti visive creano il desiderio di migliorare. i soldi spesi per la cultura sono quelli che rendono di più.
7. Per ultimo parla della sua teoria: la donna a tre quarti del tempo. Le donne che lavorano, la maggioranza, a fine giornata pensano già ai figli, alla spesa, agli impegni di casa, non sarebbe meglio lasciarle uscire mezz’ora prima? Ecco il tempo delle donne: una riflessione importante per una politica che rispetti la parità di genere senza ritorni a un nostalgico passato.

Un libro che ricorda il tempo dell’attesa, del cammino verso l’esplosione del pianto di vita. Un libro che si apre a molteplici riflessioni, un libro da leggere. Un libro che è diventato anche film con protagonista Simone Riccioni.

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