Il ricco Natale delle tradizioni

«Aria di Natale tutta intorno a noi, aria di Natale in bella compagnia», così recita un’allegra canzoncina natalizia tanto cara ai bambini. Ci invita a chiudere gli occhi, a respirare l’aria di Natale, a lasciarci avvolgere da questa atmosfera di serena allegria per farci trascinare là dove la Cometa si è fermata ed è sbocciato un Fiore. L’aria di Natale è aria di bontà e di pace, è aria di famiglia e di fratellanza, è aria di solidarietà e di condivisione. Dammi la tua mano e lasciamoci condurre là a Betlemme. Quante belle tradizioni sono nate intorno a questo evento celeste, ogni famiglia ha la sua tradizione, ogni paese ne conserva una.

È quest’aria natalizia che ha stimolato e che ispira la fantasia e la creatività di scrittori, di poeti, di musicisti, di pittori, che si insinua in ciascuno di noi e ci fa sentire diversi, un po’ più attenti, più disponibili ad accogliere il messaggio che ci viene da quell’umile culla segnata dalla povertà. Quante storie, quante leggende, quanti brani poetici, quanti canti e melodie sono stati composti nel corso dei secoli per celebrare la festa delle feste, la festa della famiglia, tanto cara alla nostra popolazione. Innumerevoli sono i capolavori e le opere d’arte che si ispirano al Bambino adagiato sulla paglia, innumerevoli sono i modi di rappresentarlo con il presepio.

La bella tradizione del presepio che vede dal più piccolo al più grande tutta la famiglia impegnata a rendere il più possibile realistica la scena, con il laghetto, il fiume, il gregge con i pastori, le colline ed il deserto e all’orizzonte davanti a un cielo di carta stellata i Re Magi in cammino verso la capanna, ogni anno sempre diversa, sulla quale brilla la cometa ad indicare il Fiore che è sbocciato. Bella anche l’usanza dell’abete luminoso che già ai primi di dicembre brilla nelle case, nei giardini, nei viali e nelle piazze. Una leggenda narra che vicino alla capanna di Gesù c’era un piccolo abete triste e piangente perché, vedendo coloro che portavano doni al neonato, lui non aveva niente da offrire se non degli aghi pungenti. Un angelo se ne accorse e allora chiamò le stelle del cielo invitandole a posarsi sui suoi rami rendendo l’albero luminoso. Così nasce l’usanza di allestire per Natale un abete addobbato e carico di luci.

Aria di Natale è anche l’attesa, la tensione, il pensiero e il desiderio della festa che viene e la parola Avvento ci ricorda questo tempo di preparazione. Ecco allora il calendario dell’Avvento con le sue caselline con un’immagine colorata diversa per ogni giorno che i bambini iniziano ad aprire il 1 dicembre proseguendo fino alla Natività. C’è poi la pia pratica della novena di Natale che dal 16 dicembre viene celebrata in ogni parrocchia e aiuta a prepararsi spiritualmente alla solennità. Fu introdotta la prima volta nel 1720 dai Missionari Vincenziani di Torino nella chiesa dell’Immacolata. Prima del Concilio si celebrava in latino e rimaneva impressa quell’antifona Regem venturum Dominum, venite adoremus che si ripeteva più volte e ti trasmetteva la gioia dell’attesa.

Sarebbe bello rilanciare la famosa letterina di Natale, usanza oggi un po’ dimenticata, che vedeva bambine e bambini impegnati a chiedere perdono per le proprie scappatelle e a promettere un comportamento migliore e un impegno costante nello studio in cambio di qualche regalo desiderato. Lo scambio degli auguri, poi, ha abbandonato il classico biglietto decorato con motivi natalizi per utilizzare i moderni mezzi di comunicazione che aiutano a connettersi con molte persone e tramite i quali ognuno si sbizzarrisce nel ricercare le forme più originali. E dopo il tradizionale cenone a base di pesce, la Messa di mezzanotte in una chiesa addobbata a festa con tutta la famiglia presente in attesa del canto solenne del Gloria salutato dal suono dell’organo, da uno scampanio allegro e dal canto Tu scendi dalle stelle, intramontabile brano regalatoci da sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel 1754. Tutti gli occhi sono puntati su quel Bambino tanto atteso e per il quale si fa festa, mentre il sacerdote tra un “denso profumo d’incenso” lo depone nella mangiatoia tra Maria e Giuseppe.

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