«Le maestre di Mortara», ultimo appuntamento per la Giornata della donna

Sabato 12 marzo, ore 17.30, alla Biblioteca Mozzi-Borgetti

Non un solo giorno per riflettere sull’8 marzo. A Macerata l’Assessorato alle Pari Opportunità e il Consiglio delle Donne hanno proposto La Presentazione del libro di Michela Tramannoni Perdersi per ritrovarsi. Giornata particolarmente significativa quella del Consiglio delle donne e poi Consiglio Comunale aperto dove si è parlato di “Donne e lavoro nella crisi della pandemia” con: Maria Elena Fermanelli della CGIL, Claudia Mazzucchelli della Uil e Cristiana Tombesi della CISL.

Ultimo e significativo appuntamento sabato 12 marzo alle 17,30 nella Sala Castiglioni della Biblioteca Mozzi-Borgetti: lettura scenica su testo di Giuseppe Porzi Le maestre di Mortara, adattamento e regia di Lucia De Luca e Giuseppe Porzi con le attrici e gli attori di La Strana Compagnia-El Duende. La lettura sarà accompagnata dal violino di Serena Cavalletti e dalla chitarra di Marco Monina.

Chi sono le maestre di Mortara? La loro è una storia ancora poco conosciuta portata all’attenzione grazie al professor Marco Severini, docente di Storia Contemporanea dell’Università di Macerata. Va a lui il merito di aver approfondito questa vicenda sull’emancipazione femminile facendola uscire dall’oblio con il libro Dieci donne. Storia delle prime elettrici italiane. Nei primi del Novecento in Italia il femminismo si stava organizzando, tra le leader (Anna Maria Mozzoni e Teresa Labriola) autorevoli c’è Maria Montessori medico, grande pedagogista e antropologa e marchigiana. Insieme con le femministe europee e statunitensi si impegnarono per rivendicare il diritto di voto e chiesero l’iscrizione alle liste elettorali spingendo altre donne a farlo nel loro territorio. Vennero tutte rifiutate dalle Corti di Appello di tutta Italia. La Corte di Firenze mise addirittura in guardia dal pericolo che, la concessione del voto femminile, avrebbe potuto portare alla nascita di un “governo di donne”, uno spettacolo “bizzarro”, inutile e indecoroso. Solo la Corte dei Conti di Ancona scelse un’interpretazione moderna e lungimirante grazie al Presidente Ludovico Mortara.

A Senigallia sulla spinta delle idee della Montessori per la richiesta del diritto di voto alle donne, si riunirono 10 maestre, 9 di Senigallia e una di Montemarciano. Avevano un’età che variava tra i 20 e i 50 anni, alcune sposate con figli. Siamo nel 1906. Anche loro chiedono l’iscrizione alle liste elettorali: Carola Bacchi, Palmira Bagaioli, Giulia Berna, Adele Capobianchi, Giuseppina Grazioli, Iginia Matteucci, Emilia Simoncini, Enrica Tesei, Dina Tosoni, residenti a Senigallia, Luigia Mandolini Matteucci di Montemarciano, nel proprio Comune. Le maestre si appellarono all’Art. 24 dello Statuto Albertino che recitava: «Tutti i regnicoli sono uguali di fronte alla legge». Nel linguaggio ottocentesco dello Statuto Albertino, varato nel Regno di Sardegna il 4 marzo 1848, i “regnicoli” erano appunto gli abitanti del Regno: quindi tutti senza distinzione di maschi o femmine. È proprio su questa ambiguità che gioca la richiesta. Quella era una società profondamente maschilista tanto che lo stesso giudice Mortara ammetterà che lui non era a favore del voto alle donne, ma come giurista doveva prendere atto che non vi erano motivi per escludere le donne da un loro diritto. La motivazione infatti fu che le donne godevano già di tutti i diritti fondamentali previsti negli artt. 25/32 dello Statuto Albertino (e cioè la libertà individuale, l’inviolabilità del domicilio, della libertà di stampa, di riunione ecc.); non poteva quindi essere escluso quello del voto. La sentenza Mortara scatenò un coro di proteste tra gli esponenti liberali più influenti e contro “la sentenza Mortara” i procuratori del Re iniziarono una testarda battaglia giuridica mentre Giolitti, che del voto femminile non voleva neanche sentirne parlare, diventava capo di Governo.
Così sul piano giuridico “la sentenza Mortara” venne annullata.

Le maestre marchigiane anche se per soli dieci mesi (dal 25/07/1906 all’08/05/1907) furono le prime dieci elettrici. Questo resta il primo importante passo verso la conquista del riconoscimento del diritto di voto che avverrà 40 anni dopo

Print Friendly, PDF & Email

Comments

comments