Chiesa (e parrocchia), sempre apostolica

Terzo di 3 articoli; in calce i link ai precedenti

Leggere l’immagine della Parrocchia secondo il Concilio sul filo delle caratteristiche fondamentali della Chiesa che è Una, Santa, Cattolica ed Apostolica, ci conduce a completare la nostra riflessione soprattutto attorno al tema dell’Apostolicità.

Come insegna Lumen Gentium 23 «I singoli vescovi, invece, sono il visibile principio e fondamento di unità nelle loro Chiese particolari; queste sono formate ad immagine della Chiesa universale, ed è in esse e a partire da esse che esiste la Chiesa cattolica una e unica». L’unità della Chiesa non è l’unità di un esercito, o di una organizzazione produttiva, ma quella di un corpo che nasce dalla sinergia libera e positiva in cui ogni membro è valorizzato e contribuisce al cammino comune.

A partire da questa “unità cattolica” possiamo riflettere sul tema dell’Apostolicità della Chiesa, che non è semplicemente il fatto che in ogni Chiesa particolare c’è un successore degli Apostoli che la collega vitalmente con Gesù.

L’Apostolicità della Chiesa, che deve riverberarsi nella parrocchia, ci porta al confronto vitale con una realtà molto concreta: il gruppo degli Apostoli di Gesù e la loro vita di fede. Dice Lumen Gentium 20 «La missione divina affidata da Cristo agli apostoli durerà fino alla fine dei secoli (cfr. Mt 28,20), poiché il Vangelo che essi devono predicare è per la Chiesa il principio di tutta la sua vita in ogni tempo […] I vescovi dunque hanno ricevuto il ministero della comunità per esercitarlo con i loro collaboratori, sacerdoti e diaconi […] essi presiedono in luogo di Dio al gregge di cui sono pastori quali maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto, ministri del governo della Chiesa».

La continuità tra il gruppo degli Apostoli di Gesù e lo stile di vita della comunità ecclesiale in tutte le sue articolazioni appare molto forte. Tutta la parrocchia secondo il Concilio deve vivere avendo lo stile apostolico come modello e il vescovo e i suoi collaboratori debbono essere maestri, testimoni e modelli di questo stile apostolico. Perciò l’idea di parrocchia che troviamo nei documenti del Vaticano II non è di certo quella di un gregge che segue passivamente i propri pastori. Nella comunità matura non ci sono protagonisti e consumatori, ma tutti sono membri attivi. Dice Lumen Gentium 32: «Quantunque alcuni per volontà di Cristo siano costituiti dottori, dispensatori dei misteri e pastori per gli altri, tuttavia, vige fra tutti una vera uguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli per l’edificazione del corpo di Cristo. La distinzione infatti posta dal Signore tra i sacri ministri e il resto del popolo di Dio include l’unione, essendo i pastori e gli altri fedeli legati tra loro da un comune necessario rapporto».

Nel gruppo degli apostoli che seguivano Gesù appare una immagine di comunità fortemente diversificata, nella quale si riconoscono dei ruoli diversi: Pietro ha l’innegabile compito di essere un riferimento unitario e unificante, ma nella piena coscienza che Pietro da solo ha limiti di carattere, di valutazione, di poca fede soprattutto davanti alla prova. Tanto da giungere a rinnegare il Signore. Il libro degli Atti sembra riconoscerlo, tanto che quando Pietro sarà in prigione, tutta la Chiesa si metterà in preghiera per lui per sostenerlo (At 12,1-17). Accanto a Pietro altri due: Giacomo e Giovanni sono più vicini a Gesù e testimoni privilegiati di momenti chiave come la trasfigurazione (Mc 9,1) e l’agonia nell’orto (Mc 14,33). Ma nel gruppo degli Apostoli c’è ancora diversità di compiti e responsabilità, come l’amministrazione dei beni per i poveri affidata a Giuda (Gv 12,4-6), o la cura per la preparazione dell’ultima cena (Mt 21,1) affidata a due discepoli di cui non sappiamo il nome.

Per raggiungere nella concretezza questa azione corresponsabile entro la Chiesa locale fino alla sua articolazione in Parrocchie o Unità Pastorali, il Concilio ha raccomandato l’istituzione di una serie di Consigli «sia a livello diocesano che parrocchiale o interparrocchiale […] nei quali collaborino convenientemente clero e religiosi con i laici […] che aiutino il lavoro apostolico della Chiesa, sia nel campo dell’evangelizzazione e della santificazione, sia in campo caritativo, sociale e altri» (AA 26).

Nella nostra Diocesi si cammina secondo questa visione con la costituzione dei Consigli pastorali di Unità pastorale che tramite i loro Segretari laici formano l’ossatura del Consiglio pastorale diocesano, così come i presbiteri coordinatori delle stesse Unità pastorali formano il Consiglio presbiterale, per dare unità nella diversità al cammino di tutte le nostre parrocchie. Ma se tutto quanto precede non diventa convinzione profonda e regola di vita per pastori e fedeli, non saranno certo i Consigli a fare magicamente sia la comunione dei fedeli, che il rinnovamento delle parrocchie e diocesi che il Concilio ci indica.

ARTICOLI PRECEDENTI

1) Realizzare la parrocchia come l’ha disegnata il Concilio

2) La parrocchia in una Chiesa santa e santificatrice

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