Macerata: «Libraria» alla Mozzi Borgetti

La “Mozzi-Borgetti” di Macerata, dotata di circa quattrocentomila opere tra antiche e moderne, è oggi una delle maggiori biblioteche pubbliche delle Marche e per valore storico bibliografico può competere con molte altre importanti biblioteche, non solo italiane. Le dimensioni oggi raggiunte dalla biblioteca comunale sono frutto dei lasciti ricevuti negli anni, nonché delle iniziative di sviluppo messe in campo in quasi due secoli e mezzo da illuminati direttori e bibliotecari e dalle amministrazioni comunali che si sono succedute.

L’importanza e la preziosità del patrimonio librario che essa ha potuto vantare sin da quando fu inaugurata, nel 1787, lo si deve, però, al “primo nucleo” di incunaboli, cinquecentine e altre rarità librarie di cui la biblioteca comunale si poté originariamente dotare: il fondo di circa quattromila opere provenienti dalla biblioteca del collegio dei Gesuiti, che proprio nel palazzo dell’attuale “Mozzi Borgetti” ebbe sede dal 1566 fino al 1773, anno in cui l’ordine fondato da sant’Ignazio di Loyola venne soppresso.

L’antica biblioteca dei Gesuiti era denominata “Libraria” e questo è anche il titolo che l’assessorato alla cultura del comune di Macerata ha scelto per la mostra in corso nelle sale antiche della Mozzi-Borgetti fino al 31 ottobre (ingresso libero dal lunedì al venerdì ore 9 – 18,30 e il sabato dalle 9 alle 13). La mostra, realizzata a cura di Laura Mocchegiani, è un vero e proprio evento culturale per l’estate maceratese. Oltre a costituire uno spaccato sulla storia dell’editoria italiana ed europea nei decenni successivi ai suoi albori, l’esposizione consente di ammirare per la prima volta una selezione di oltre cinquanta opere, tra le più rare e preziose, del fondo gesuitico: testi letterari, filosofici e di medicina, trattati di astronomia e di matematica, testi giuridici e religiosi.

Il vescovo Nazzareno Marconi – che ha inaugurato la mostra insieme a Katiuscia Cassetta (assessore alla cultura), Dario Grandoni (presidente Fondazione padre Matteo Ricci) e Paolo Sabbatini (direttore dell’Istituto italiano di cultura a Bruxelles e in precedenza a Shangai) – nel sottolineare la preziosità culturale delle opere esposte, ha ricordato come nelle «case gesuitiche ci sia sempre stata più attenzione alla biblioteca che alla cappella. Un aspetto che spiega la grande profondità culturale dei gesuiti e la loro attenzione anche verso tutto ciò che è umano, partendo dal bello per arrivare all’utile».

L’esposizione si articola in quattro sezioni. Nella prima sono raccolte significative opere letterarie, tra cui un incunabolo di Aristofane in greco, con traduzione in latino, stampato nel 1498 dall’editore Aldo Manuzio, fondatore nel 1490 a Venezia della celebre tipografia, a lungo considerata un “presidio di cultura e innovazione”. Tra i classici greci e latini, figurano opere di Cicerone, Ovidio, Lucrezio, Orazio, Esopo, tutte edite nel Cinquecento. La letteratura italiana è ben rappresentata da un’opera di Francesco Petrarca, stampata a Venezia nel 1508, commentata dall’umanista di Tolentino, Francesco Filelfo.

Tra i testi più significativi della seconda sezione, dedicata alla matematica, alla medicina e all’astronomia, figurano opere di Galileo Galilei, stampate a Bologna nel 1656, il libro sulle meteore di Francesco Vieri del 1582, uno dell’astronomo tedesco Michael Maestlin e, per la medicina, un’opera del medico musulmano Avicenna, stampata a Venezia nel 1544, che si fa apprezzare anche per il frontespizio ricco di piccole illustrazioni.

Nella sezione dedicata alle opere di diritto civile e diritto canonico è esposta un’opera, stampata a Venezia nel 1580, di Baldo degli Ubaldi, giureconsulto umbro del Trecento, discepolo di Bartolo da Sassoferrato e noto anche per due suoi pareri sulla allora nuova materia della cambiale. L’ultima sezione, la quarta, è un omaggio al gesuita maceratese padre Matteo Ricci, che su molti dei volumi di “Libraria” probabilmente aveva studiato. In una delle opere esposte, stampata ad Amsterdam nel 1667, riguardante i monumenti della Cina, è contenuto un raro ritratto di Matteo Ricci, riprodotto nella locandina della mostra.

LE ALTRE MOSTRE IN PROVINCIA

Oltre a “Libraria”, Macerata offre altre mostre. A Palazzo Buonaccorsi, fino al 4 settembre espone Maurizio Galimberti, fotografo noto per la tecnica del “mosaico fotografico”, con la quale l’artista scompone e ricompone l’immagine, ricreando e reinterpretando il soggetto fotografato. A Palazzo Ricci (fino al 2 ottobre) la Fondazione Carima propone opere di quattro artisti del ‘900: il pittore toscano Primo Conti (1900-1988), lo scultore siciliano Francesco Messina (1900-1995) e i marchigiani Diego de Minicis, scultore di Petriolo (1913-1942) e Betto Tesei, pittore iesino (1898-1953). Nei locali dell’ex Banca d’Italia l’Accademia di Belle Arti propone fino al 31 luglio una mostra che piace anche ai bambini. È esposta, infatti, la preziosa scenografia e i burattini dello spettacolo “Una favola per Klee”, di Maria Signorelli, fondatrice dell’Opera dei burattini. Dal 23 luglio al 9 ottobre ai Magazzini UTO, in via Gramsci, si può visitare “Carlo Balelli e il lavoro nel primo Novecento. Una storia fotografica”, con decine di immagini risalenti agli anni tra le due guerre mondiali e dagli anni Quaranta fino all’affacciarsi dei cosiddetti anni del “boom”. Alla Galleria Laboratorio 41, in via Maffeo Pantaleoni, fino al 4 agosto sono esposti reportage di viaggi del fotografo marchigiano Adriano Gamberini. Inoltre, a Pollenza (palazzo municipale), nei giorni di sabato e domenica di luglio (ore 18-22) è visitabile la mostra “La verità e l’immagine”, dedicata al pittore pollentino Giuseppe Fammilume (1896-1952) e a Recanati (fino all’11 settembre) sono aperte: “Adelaide Gigli. La voce della terra” al Museo dell’Emigrazione e “Recare amore di Natura e Vita”, dell’artista Silvia Fiorentino, alla Torre del Borgo.

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