Libri: “Lo sguardo della Caduta, Agostino e la superbia del secolarismo”. Una quasi-recensione

Presentazione della nuova opera del senatore e filosofo Marcello Pera all'Auditorium Unimc di Macerata, promosso dall'Ateneo e dall'Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti

Nell’avventura della lettura può capitare che un libro ti faccia dire: “e se invece?”. Sono quei libri che spingono ad affrontare i problemi che tutti si pongono proponendo una soluzione non scontata, non necessariamente opposta al pensiero dominante, ma almeno provocatoriamente dubitativa. Questo da giovane mi capitava leggendo l’opera di maestri come: Romano Guardini o Augusto del Noce. Purtroppo, oggi nel tempo dell’agenda culturale unica dettata dalla globalizzazione, è sempre più difficile trovare libri “e se invece?”.

Questo del professor Pera, recentemente confermato “a pieni voti” senatore della Repubblica, è l’ultimo di tali libri che mi è capitato di leggere. Nelle problematiche che tratta: filosofiche, politiche, scientifiche non sono certo un esperto. Leggo tanto e “vado ad orecchio”. Questo mi permette di riconoscere solo: se l’autore stecca, non certo di fare critica musicale di livello. Posso assicurarvi che la musica logica di questo testo è ben accordata, non ho trovato stecche, ma questo diventa molto significativo perchĂ© la musica che suona è davvero nuova, o forse antica, come diceva Pascoli nell’Aquilone: “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico”.

Il libro tratta in buona sostanza 4 domande attualissime, roba nuova, ma è ancora più innovativo che per trovare risposte il Professore non vada a chiedere aiuto all’ultimo influencer alla moda, ma si rivolga ad Agostino, morto ad Ippona nel 430. Fra poco saranno ben 1600 anni! Il libro si chiede: Si può vivere felici prescindendo da Dio? Si può costruire e condurre uno Stato coeso senza attribuirgli un fondamento di fede religiosa? In una società pluralista, tutte le religioni hanno principi di uguale valore o alcuni princìpi religiosi devono essere considerati fondamentali, irrinunciabili, e protetti anche con la forza dello Stato? La ricerca scientifica è autonoma o deve essere combinata con la verità teologica e la Scrittura?

Non mi sembra necessario spiegarvi come oggi l’opinionista medio risponda seccamente a queste domande con quattro “Si!”. “Si!” è possibile vivere felici prescindendo da Dio ecc.. Cioè: Dio non serve per vivere. Lo Stato e la politica non hanno bisogno della fede. Le religioni sono tutte uguali e tutte sostanzialmente inutili, almeno nella vita pubblica. La scienza basta a sa stessa ed è l’unica fonte di verità. Chi oggi potrebbe dissentire se vuol essere davvero moderno? Ma il prof. Pera, seguendo Agostino osa dire: “e se invece la risposta fosse: No?”

Seguendo un modo di pensare polare, alla Romano Guardini, accogliendo la sfida intellettuale che questo testo ci propone, i 4 “no” dovrebbero almeno essere quattro direzioni di ricerca, quattro proposte di più profonda indagine. Il professor. Pera ci sfida a non dire “Si” troppo in fretta, se vogliamo avere mi un atteggiamento mentale onesto.
Così: la superbia del secolarismo dovrebbe essere corretta dall’umiltà della fede. La fondazione immanentista dello Stato, corretta dal necessario rimando al trascendente. Il relativismo radicale dei valori, corretto dalla ricerca della verità della vita, per superare un concetto di tolleranza religiosa fondato sull’irrilevanza delle religioni. Ed infine è saggio correggere la superbia della dittatura tecnocratica, che oggi domina in tanti ambiti scientifici, con l’umiltà della vera ricerca, che non tema di confrontarsi anche con la sapienza millenaria racchiusa nella Sacra Scrittura e nel pensiero teologico che la sistematizza.

Di fatto la convinzione oggi molto diffusa è: credere che l’uomo sia già perfetto, e che possa vivere bene senza bisogno di Dio. Riteniamo che: quella sensazione intima dell’essere infranti, come accade a chi è caduto dall’alto (ecco lo sguardo della caduta), sia solo un’illusione che per millenni ha dominato la scena umana. Ma ora che l’uomo moderno si è liberato da questa sensazione scomoda, da questa errata coscienza della caduta; nessuno ci inviti a riconoscerla di nuovo! Ora che Dio finalmente è morto; nessuno osi guardare nella tomba, magari scoprendo che è vuota e rimettendo così tutto in moto.
D’altra parte, per chi prova ancora la coscienza esistenziale dell’incompletezza, sono pronte migliaia di pagine di pseudo-psicanalisi che si arrampicano sugli specchi per dirci che: va tutto bene, che non siamo infranti, che non abbiamo bisogno di essere salvati.
“Eppur si muove” direbbe Galileo. Eppure “vedo il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio” dice San Paolo ai Romani (7,18).

In un mondo che si illude di correre verso il futuro il Professor Pera osa guardare indietro, non teme di essere definito “conservatore”, che negli ambienti radical chic è un’accusa infamante, ritenuta molto simile ad una malattia mentale. E nel passato trova Agostino, vissuto alla fine di un impero e di un’epoca, che osò proporre la soluzione della civiltà classico-cristiana. Da allora ebbe inizio la cristianità, che oggi molti danno per scomparsa. Se però sociologicamente ed antropologicamente siamo ormai in un’epoca post-cristiana, riflettere sul pensiero sociologico e soprattutto antropologico di un filosofo della pre-cristianità come Agostino è un’operazione tutt’altro che peregrina, almeno da un punto di vista logico.

In una recente intervista il Professore ha parlato del valore della fede cristiana, per un pensatore moderno e davvero libero, con dei toni che avrei voluto sentire in bocca a qualche teologo o vescovo di Santa Romana Chiesa. Poiché noi vescovi abbiamo spesso un timore reverenziale verso la modernità, che non ci fa parlare con questa chiarezza, vi propongo queste limpide considerazioni del Professor Pera sull’utilità della fede: “Una fede solida oggi può fare una cosa importante. Può mostrare che i fondamenti del secolarismo non sono secolari, e cioè che il secolarismo, non fondando sé stesso, presenta una lacuna. I principali valori in cui noi crediamo e che consideriamo l’orgoglio della nostra civiltà – la dignità della persona, l’uguaglianza fra gli uomini, la parità, il rispetto reciproco, il valore dell’uomo in quanto uomo, eccetera – sono verità che richiedono un atto di fede, una opzione religiosa. Non si possono dimostrare, si possono solo credere. E in particolare la fede cristiana esprime questo credo. Considerare il cristianesimo un ostacolo o una limitazione, bandirlo dalla sfera pubblica, relegarlo fra le sole credenze private, costituisce una mutilazione di noi stessi. Sembra che così diventiamo più liberi, più moderni, più inclusivi, in realtà la emarginazione del cristianesimo in corso oggi in Occidente ci impoverisce tutti, credenti e non”.

Un’ultima annotazione: prima di leggere questo libro inviterei l’aspirante lettore a fare un lavoro di disintossicazione dalla melassa del “politically correct” in cui siamo immersi. Può essere molto utile chiedersi: davvero ti senti così perfetto? Così integro ed autosufficiente? Così padrone della verità? Oppure così a tuo agio nel pensare che nessuna verità esiste e tutto è vero e falso allo stesso tempo? Un battesimo di umiltà farebbe molto bene a chi oggi voglia pensare davvero liberamente.

Nel film “L’avvocato del diavolo”, il Tentatore interpretato da Al Pacino alla fine inaspettatamente vince e commenta con questa battuta: “La vanità, è il peccato che preferisco”. Mentre ringrazio di cuore il Professore per questa sua opera, vorrei concludere con un suo brano che intitolerei “Preghiera all’uomo”. Una preghiera che nell’ultima riga si rivela non solo credente, ma anche profondamente cristiana. “O uomo che sei nei secoli, se la città terrena ti affligge, se non allevia il tuo affanno, se ogni conquista per essere felice ti porta nuova infelicità, se ciò che oggi ti sembra ottimo e ti esalta, domani ti appare effimero e ti deprime, insomma se il Paradiso in terra ti si rivela, nonostante i tuoi sforzi migliori, con i tratti dell’Inferno, allora decidi di non essere superbo. Guarda in te stesso, e trasforma l’amore per te nell’amore di Dio. Non ce la fai? Non ti senti forte abbastanza? Hai paura? Il solo ammetterlo potrà condurti alla salvezza”.

+ Nazzareno Marconi

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