Un nuovo appuntamento proposto dal Circolo Aldo Moro venerdì 25 Novembre ore 21 all’Ostello Ricci di Macerata presentazione del libro Il profumo di mio padre, edizioni Piemme con la partecipazione dell’autore Emanuele Fiano.

Fiano, detto “Lele”, nasce a Milano nel 1963, è il terzo figlio di Nedo Fiano, ebreo deportato ad Auschwitz e unico superstite di tutta la sua famiglia. Laureato in Architettura al Politecnico di Milano, nel 1989 sposa Tamara Rabà, psicologa; con lei va a vivere per un anno in Israele, in un Kibbutz al confine con il Libano. Rientrato in Italia, insegna nei corsi di progettazione architettonica fino a conseguire il diploma di dottore di ricerca in progettazione architettonica urbana. Esercita la professione di architetto.

A fianco alla sua carriera lavorativa si sviluppa anche la sua attività nella Comunità Ebraica di Milano e dal 1998 al 2001 ne è Presidente. Inizia anche la sua attività politica che lo porterà ad essere eletto per quattro legislature alla Camera dei deputati, prima con l’Ulivo poi con i Ds e infine con il Pd. Il 25 settembre scorso non è stato rieletto.

Ha promosso iniziative che riguardano la convivenza interculturale e il confronto. Iniziative come quelle per il dialogo tra israeliani e palestinesi. È stato un sostenitore della creazione del Giardino dei Giusti al Monte Stella a Milano. Si è sempre impegnato nel campo del contrasto ai fenomeni di neofascismo e favorevole all’applicazione della legge Mancino. Ha proposto una petizione per impedire che formazioni di ispirazione dichiaratamente fascista possano presentarsi alle elezioni politiche. Da dieci anni è costretto a girare sotto scorta a seguito di minacce e intimidazioni conseguenti al suo impegno e per le sue origini famigliari.

Locandina

il libro Il profumo di mio padre, pubblicato nel gennaio 2021, racconta del rapporto con il padre sopravvissuto ad Auschwitz. Un libro che sembra essere un passaggio di consegne per una memoria preziosa e una riflessione attualissima sul male e gli orrori del passato e anche espressione di amore di un figlio.
«Noi figli dei sopravvissuti alla camera a gas di Birkenau non siamo normali. Lo sa bene la mia amata moglie e lo sanno i miei figli, e forse le mogli di tutti i figli della Shoah e i loro amati figli. Come prima le nostre madri o padri. Noi non abbiamo ascoltato solo parole dolci e tenere dai nostri padri, non solo favole ci è capitato di ascoltare, ma il silenzio impastato di lacrime e urla».

La storia di Edo Fiano
Nato il 22 aprile 1925, al momento della promulgazione delle leggi razziali viveva a Firenze. Venne arrestato da italiani il 6 febbraio del 1944, rinchiuso nel carcere di Firenze, quindi da lì condotto al campo di Fossoli. Deportato ad Auschwitz il 16 maggio del 1944 assieme alla sua famiglia (11 persone in tutto), fu l’unico superstite. Fu liberato a Buchenwald, dove le SS in fuga lo avevano trasferito alla fine della guerra. «Ciò che ha connotato tutta la mia vita è stata la mia deportazione nei campi di sterminio nazisti. Con me ad Auschwitz finì tutta la mia famiglia, vennero sterminati tutti. A diciotto anni sono rimasto orfano e quest’esperienza così devastante ha fatto di me un uomo diverso, un testimone per tutta la vita». Fiano ha raccolto i ricordi della sua famiglia e della sua esperienza nel libro A 5405, il coraggio di vivere, edito nel 2003. Nel titolo, il numero che portava tatuato sul braccio, segno indelebile nella memoria, quella stessa memoria che si impegnato per decenni a trasmettere, in particolare alle giovani generazioni. Ma nel testo appare anche quel “coraggio di vivere” che, tornato nella sua Firenze, riesce a raccogliere per poter costruire una nuova famiglia e per sostenere il doloroso ruolo di testimone della Shoah. Laureatosi all’università Bocconi, Fiano ha svolto la professione di manager, ha tenuto conferenze e curato diverse pubblicazioni sul tema dell’Olocausto. Ha cercato di raccontare quella violenza che supera ogni possibile immaginazione per percorrere la strada della difesa della dignità dell’uomo e della cultura dei popoli.

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