Torna di attualità la figura di Mattei e il suo progetto energetico. Il presidente della Repubblica Mattarella l’anno scorso, nel sessantesimo anniversario dalla morte avvenuta il 27 ottobre del 1962 nel cielo di Bescapè, disse: «Mattei fu un protagonista della costruzione della Repubblica». Ma chi era questo maceratese?

Nasce nel 1906 ad Acqualagna in Provincia di Pesaro, nelle Marche, primo di cinque fratelli in una famiglia modesta. Il padre Antonio è un brigadiere dell’Arma e sua madre una casalinga. È uno studente brillante, ma che non si impegna. Con la famiglia si trasferisce a Matelica, un paese dove si lavorano pelle, pietra e ferro. Entra come fattorino in una conceria appena tredicenne, a diciassette anni diventa operaio, a diciannove è già vicedirettore e a venti direttore. Nel 1928, a causa delle politiche economiche del fascismo, la conceria fallisce, Mattei emigra a Milano e diventa venditore di vernici per un’azienda tedesca. Studia chimica e viaggia per l’Italia. Nel 1931 apre una propria azienda con appena due operai, che in tre anni diventano venti. Grazie alle lezioni private di Marcello Boldrini, riesce a diplomarsi in ragioneria. Nel 1936 sposa la ballerina Greta Paulas. Da operaio a industriale di successo, frequentatore degli intellettuali della sinistra cattolica.

Matelica

Dopo l’8 settembre, fu uno dei capi della Resistenza “bianca”. Accetta anche la proposta di entrare nel CLN come rappresentante per la Democrazia Cristiana. Affida l’azienda a due dei suoi fratelli e si mette all’opera. Cura i collegamenti interni, trova soldi, risorse e armi. Arrestato dalla polizia fascista, evade dal carcere di Como. Componente del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà sfila, nel ‘45 a Milano con gli altri comandanti alla testa del corteo che celebrava la liberazione della città dalle forze nazifasciste. Medaglia d’oro e stella di bronzo.

Fu uomo delle istituzioni. Mattei mise a disposizione la sua esperienza di industriale e la sua capacità di leader dando impulso alla ricostruzione e alla ripresa produttiva del Paese nel dopoguerra. Nel 1945, Mattei è nominato dal governo commissario liquidatore dell’Agip, ente statale per l’estrazione, la lavorazione del greggio. Invece di liquidarla ne fa uno strumento di progresso del Paese con nuovi assetti nei rapporti internazionali, evitando ogni tentazione neocoloniale e puntando alla pari dignità tra gli Stati con cui entrava in contatto, promuovendo e sostenendo le istanze di liberazione dei popoli.

Un uomo che guardava avanti e che promuoveva, come con l’Algeria, rapporti di uguaglianza.

Nel 1952 fonda l’Eni. Nel 1953 è nominato Presidente dell’Ente che ingloba anche l’Agip. La sua visione e la sua azione hanno aiutato a fare dell’Italia il centro dei dialoghi di pace e cooperazione per lo sviluppo. Con coraggio ha proseguito nella sua opera, pur conoscendo bene quali poteri forti in Italia e quali poteri economici stranieri gli erano avversi.

Mattei guidò l’Eni con visione strategica, innovazione e con un’idea di quale Italia doveva risollevarsi dopo le macerie della Seconda Guerra Mondiale. Riuscì a fare dell’Eni la sesta più grande compagnia di petrolio e gas nel mondo e di svolgere un ruolo di primo piano nel settore energetico e trasformerà un paese agricolo in una nazione industriale avanzata con una compagnia energetica di proprietà dello Stato. Mattei investì nelle giovani generazioni in particolare puntando sull’eccellenza in istruzione, formazione e ricerca di soluzioni innovative. Voleva e lavorava perché l’Italia fosse indipendente dal punto di vista energetico perché avrebbe significato, come bene si comprende oggi, indipendenza economica e politica nel rispetto di tutte le culture. Pensa ad un’Italia che rialza la testa dopo la guerra e che va avanti sulle proprie gambe, senza dover dipendere da nessuno e soprattutto non rendere conto a nessuno. Questo è in contrasto con il piano di neo colonizzazione degli altri Paesi. Così “le sette sorelle” (Esso, Mobil, Texaco, Chevron e Gulf oil, la Shell dall’Olanda, e la British Petroleum), come le chiamava Mattei, iniziano a fargli guerra anche grazie agli agganci con la politica italiana tanto che nel 1947 inseriscono nel Cda Eugenio Cefis e un avvocato siciliano, Vito Guarrasi. “Don Vito”, cugino di Enrico Cuccia, con interessi dappertutto, in una banca, nel quotidiano comunista L’Ora (dove lavora il giornalista Mauro De Mauro) – ed è socio di una ditta che opera nel settore medico in società con Alfredo Dell’Utri, padre di Marcello

Il nuovo Cda rimuove Mattei ma non riescono a estrometterlo mentre lavorano per smembrare l’AGIP. Mattei ha bisogno di più forza per difendersi, così nel 1948 entra in politica e conosce De Gasperi. Quando la Democrazia Cristiana vince le elezioni, De Gasperi spazza via il CdA dell’AGIP e nomina presidente Marcello Boldrini, che metterà vicepresidente Mattei e lui sceglierà i suoi uomini tra vecchi commilitoni e compaesani.

Mentre gli USA contrattaccano con una legge mineraria capestro, a Cortemaggiore, in Provincia di Piacenza, l’Agip trova il petrolio. È poco in realtà, ma tanto basta a Mattei, per far nascere le stazioni di servizio coi gabinetti, la pulitura vetri gratis, il controllo di olio e pneumatici. Dove non arrivano i metanodotti, porta il gas con le bombole; vende l’idrogeno derivato dal metano alle aziende di fertilizzanti. Quando il petrolio di Cortemaggiore sta per finire, Mattei si rende conto che è ora di cercarlo all’estero, così a Montecarlo incontra un rappresentante della Shell: gli propone di aprire insieme una raffineria in Tunisia, ma il rappresentate rifiuta: «Tratto coi petrolieri, non coi venditori». È guerra aperta. Mattei finanzia Il Giorno, un quotidiano da cui diffonde le idee per una politica estera che si distingua da quella colonialista degli altri Paesi. È una idea precisa la sua che prende il nome di “Neo atlantismo” e che alle sette sorelle proprio non piace.

Mattei offre ai Paesi produttori di diventare suoi partner, non li guarda con inferiorità ma alla pari. Offre tecnologia, borse di studio, addirittura scuole di formazione a Metanopoli, la città che ha fatto edificare in Val Padana, è uomo corretto negli accordi tanto che nel 1957 ottiene l’autorizzazione a cercare petrolio in tre zone dell’Iran.

Il dipartimento di Stato americano scrive che «Gli obiettivi di Mattei in Italia e all’estero dovrebbero destare preoccupazioni. Mattei rappresenta una minaccia per gli obiettivi della politica che gli Stati Uniti intendono perseguire in Italia». L’anno successivo Mattei arriva anche in Giordania. Il 9 settembre 1960 nasce l’OPEC. Ne fanno parte Venezuela, Iraq, Iran, Kuwait, Arabia.

Dopo la visione di un Italia diversa, accarezza un altro sogno quello di un’unificazione mondiale del patrimonio energetico: ricreare un cartello, ma in maniera equa ed etica. Il mondo sta abbracciando la sua visione. A Metanopoli ormai ci sono studenti provenienti da tutto il mondo. Nello stesso anno Mattei chiude anche un accordo con l’URSS e questo è il colpo definitivo al cartello delle sette sorelle tanto che sul New York Times, viene accusato di essere filosovietico e l’Italia “di non rispettare i patti del dopoguerra”, oltre ad aver compromesso “futuri equilibri politici”.

Mattei era un nemico che sapeva troppo soprattutto del malaffare italiano e non solo. A Bescapè un paesino di contadini, in provincia di Pavia l’aero su cui viaggiava si incendia in cielo e da quel momento con i primi testimoni iniziano depistaggi e mezze verità sulla sua morte.

La verità è che qualcuno ha messo 100 grammi di esplosivo per togliere di torno un uomo scomodo e intelligente. Il regista Francesco Rosi decide di girare un film sulla vicenda e si avvale dell’aiuto del giornalista de L’Ora, Mauro De Mauro. Dopo alcune indagini, il reporter confessa a un collega di avere in mano “una roba grossa che farà tremare l’Italia”.

Mattei resta uno dei Misteri Italiani e oggi si sente ancora di più la mancanza di un uomo che, scevro da interessi personali, voleva il nostro Paese libero, aperto al mondo in collaborazione equa con i Paesi in via di sviluppo…

Per chi vuole capire e approfondire la storia di questo grande maceratese sulla sua figura e la sua storia Maurizio Verdenelli ha pubblicato due libri: La Leggenda del Santo Petroliere. Enrico Mattei, l’ultimo grande sogno Marchigiano nel 2012 e Enrico Mattei, il futuro tradito nel 2015 per la Ilari editore.

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